{"id":1276,"date":"2025-02-23T18:12:40","date_gmt":"2025-02-23T17:12:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/?p=1276"},"modified":"2025-03-01T15:58:15","modified_gmt":"2025-03-01T14:58:15","slug":"collana-traduco-tab-edizioni-roma-2021-2024","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/2025\/02\/23\/collana-traduco-tab-edizioni-roma-2021-2024\/","title":{"rendered":"Collana Traduco, Tab edizioni, Roma, 2021-2024"},"content":{"rendered":"\n<p>Concepita nell\u2019ambito dei lavori del gruppo italiano di Analisi del Discorso del Do.Ri.F (AD-DORIF <a href=\"https:\/\/www.dorif.it\/analyse-du-discours\">https:\/\/www.dorif.it\/analyse-du-discours<\/a> ) e diretta con autentica perizia da Rachele Raus (Universit\u00e0 di Bologna), \u00e8 giunta ormai alla sua settima uscita la collana <em>Traduco<\/em>, nata per diffondere, tra gli studiosi italiani, l\u2019analisi del discorso di scuola e di tradizione francese (d\u2019ora in poi ADF). Affine nei suoi oggetti di osservazione e, in parte, nei suoi obiettivi, alla <em>Critical Discourse Analysis<\/em> (CDA), pi\u00f9 conosciuta in Italia, l\u2019ADF se ne diversifica per alcune nozioni che le sono specifiche e per l\u2019uso di alcuni strumenti metodologici che hanno dimostrato, nel tempo, il loro interesse epistemologico e il loro valore euristico. Lasciando da parte i padri fondatori della disciplina, dagli anni Sessanta in avanti, certamente pi\u00f9 noti in Italia (Michel Foucault, Michel P\u00eacheux, Denise Maldidier, Jacques Guilhaumou, Marc Angenot, R\u00e9gine Robin, etc.), la collana Traduco, sin dalla sua nascita, si \u00e8 volta di preferenza a tradurre e divulgare gli autori della cosiddetta \u201cseconda generazione\u201d dell\u2019ADF.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 in questa rassegna le schede dedicate alle pubblicazioni della collana non sono state finora sistematiche, diamo qui brevemente conto delle prime cinque uscite, mentre la sesta (la traduzione di Chiara Preite a Julien LONGHI, <em>Dal discorso come campo al corpus come terreno. Contributo metodologico all&#8217;analisi semantica del discorso<\/em>)\u00e8 oggetto di una scheda in questo stesso numero dei Carnets, e la settima (la traduzione di Alida Silletti a Patrick Charaudeau, <em>I discorsi populisti<\/em>) verr\u00e0 schedata in uno dei prossimi numeri dei Carnets, come lo saranno da ora in avanti le opere attualmente in programmazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Precisiamo che le traduzioni, le introduzioni, le note e le prefazioni ai volumi pubblicati sono opera di specialisti italiani di ADF e che l\u2019uscita dei volumi ha dato luogo, in diverse universit\u00e0 italiane, a eventi di presentazione-dibattito, a cui hanno partecipato gli autori tradotti. La collana <em>Traduco<\/em> ha dato quindi visibilit\u00e0 e sistematicit\u00e0 ad un intento divulgativo che era gi\u00e0 emerso in alcune traduzioni precedenti, apparse presso altri editori (in particolare, ricordiamo qui : J. Guilhaumou, <em>Discorso e evento<\/em>, tradotto da Rachele Raus, Aracne, Roma, 2010;&nbsp; R. Amossy, <em>Apologia della polemica<\/em>, tradotto da Sara Amadori, Mimesis edizioni, Bologna, 2018 e S. Moirand, <em>I<\/em> <em>discorsi della stampa quotidiana<\/em>, tradotto da Lorella Martinelli, Carocci, Roma, 2020).<\/p>\n\n\n\n<p>Apre la collana il saggio di Marie Veniard, <em>La nominazione degli eventi nella stampa<\/em>, Tab edizioni, 2021, tradotto e introdotto da Rachele Raus, con prefazione della sottoscritta. L\u2019interesse di questo lavoro \u00e8 quello di mostrare limpidamente, con esempi efficacemente analizzati, il ruolo del linguaggio \u2013 e, segnatamente dell\u2019operazione di <em>nominazione <\/em><em>\u2013 <\/em>nella costruzione di \u201creferenti sociali\u201d. Concentrandosi su due <em>eventi <\/em>che hanno abbondantemente circolato nei media francesi (la guerra in Afghanistan nel 2001 e la protesta dei lavoratori dello spettacolo negli anni 2003-2004), Marie Veniard dimostra come le parole con cui \u00e8 designato un evento sono, inevitabilmente, il segno di una presa di posizione del parlante, poich\u00e9 esse riflettono un punto di vista e testimoniano dell\u2019interdiscorso (la memoria del \u201cgi\u00e0 detto\u201d) che ne accompagna la circolazione. Molto opportunamente, l\u2019introduzione di Rachele Raus dimostra, oltre alle strategie di adattamento al contesto italiano che sono state adottate nella traduzione, l\u2019interesse che uno studio di semantica discorsiva cos\u00ec sottile pu\u00f2 avere in Italia. Se le parole <em>guerra<\/em> e <em>protesta<\/em> sono, anche nel nostro paese, cariche di una loro memoria, altri casi specificatamente italiani potrebbero fare oggetto di un\u2019analisi condotta con lo stesso tipo di strumenti: Raus fa accenno alla \u201clotta al Covid\u201d, alla \u201cprotesta dei ristoratori e commercianti\u201d all\u2019epoca della pandemia e alla metafora bellicista che si \u00e8 sviluppata al proposito, ma si potrebbe pensare anche a fenomeni di nominazione del tutto differenti da quelli trattati da Veniard come, ad esempio, il paradigma di denominazioni che circonda il fenomeno dell\u2019immigrazione ed eventualmente i mezzi per farvi fronte. E\u2019 evidente, infatti, l\u2019orientamento diverso a seconda che si parli di \u201clotta all\u2019immigrazione clandestina\u201d o di \u201ccontrasto all\u2019immigrazione irregolare\u201d e che si dica, per designare gli attori, mescolando in maniera non innocente categorie giuridicamente diverse : <em>immigrato<\/em>, <em>migrante, migrante economico, migrante politico, migrante irregolare, clandestino, rifugiato, profugo, richiedente asilo <\/em>e, sul fronte dei coadiutori: <em>trafficante <\/em>o<em> scafista<\/em>, spesso proposti come sinomimi. &nbsp;Oltre alla traduzione e all\u2019impianto paratestuale, Rachele Raus cura anche un glossario delle nozioni di ADF tradotte, pubblicato in fondo al volume e utile sotto diversi punti di vista: per il suo intrinseco interesse traduttologico e per l\u2019arricchimento del lessico specialistico italiano, i cui lemmi saranno ripresi nelle traduzioni successive.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda pubblicazione della collana \u00e8 costituita dal volume di Patrick Charaudeau,&nbsp;<em>La manipolazione della verit\u00e0<\/em>,&nbsp;Tab edizioni, 2022, tradotto e introdotto da Alida Silletti, con prefazione di Nadine Celotti. Il sottotitolo del volume: <em>Dal trionfo della negazione alla confusione generata dalla post-verit\u00e0<\/em> \u00e8 gi\u00e0 in se stesso indicativo dell\u2019attualit\u00e0 delle questioni trattate. Viene infatti indagato, nello studio di Charaudeau (che adotta un approccio multidisciplinare al discorso politico e mediatico, in particolare semiolinguistico e sociopragmatico, ma anche filosofico, storico e sociologico) la nozione-chiave di <em>verit\u00e0 <\/em>e quelle correlate di <em>denegazione<\/em>, di <em>persuasione<\/em>, di <em>manipolazione,<\/em> per giungere al concetto di <em>post-verit\u00e0 <\/em>messo in relazione con le crisi della nostra epoca (crisi della comunicazione, della verit\u00e0, del sapere e della fiducia). L\u2019opera analizza, mediante una fitta rete di esempi (sia storici che legati all\u2019attualit\u00e0) gli \u201catti di&nbsp; linguaggio\u201d manipolatori, le cosiddette \u201cfigure di verit\u00e0\u201d e infine le \u201ccontro-verit\u00e0\u201d, legate in particolare al complottismo e al negazionismo. Tanto la prefazione di Nadine Celotti che l\u2019introduzione di Alida Silletti insistono sull\u2019attenzione che Charaudeau ripone alla questione etica, declinata a pi\u00f9 livelli: l\u2019etica del giornalista, quella del ricercatore \u2013 ovvero dell\u2019analista del discorso \u2013 e, non ultima, quella del destinatario della comunicazione mediatica, cui incombe comunque la responsabilit\u00e0 della scelta. Le due studiose italiane sottolineano inoltre l\u2019interesse delle strategie traduttologiche adottate e l\u2019interesse che uno studio come questo pu\u00f2 assumere nel contesto italiano. Gli esempi analizzati nel volume che meglio si prestano, con i dovuti adattamenti, alla situazione mediatica italiana sono quelli relativo alla campagna mediatica dei <em>no-vax <\/em>(<em>no-vaccins<\/em>) e le posizioni scettiche nei confronti del riscaldamento climatico.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la pubblicazione del volume di Marie-Anne Paveau (<em>Prediscorsi. Senso, memoria, cognizione,<\/em>&nbsp;Tab edizioni, 2022), con traduzione e introduzione di Silvia Modena &#8211; Stefano Vicari e prefazione di Chiara Molinari, presenta diversi aspetti che possono interessare il dibattito pubblico italiano. In questo volume, Paveau porta uno sguardo nuovo su una nozione classica e molto studiata nell\u2019ambito dell\u2019ADF : quella di <em>prediscorso<\/em>, indagata in prospettiva cognitiva e posta in relazione con la memoria socio-discorsiva e intersoggettiva di una comunit\u00e0 di parlanti. Allontanandosi dall\u2019impostazione prettamente ideologica che ha caratterizzato la prima fase dell\u2019ADF nel rendere conto di tutto ci\u00f2 che costituisce la \u201canteriorit\u00e0\u201d discorsiva, Paveau definisce su pi\u00f9 livelli, nei vari capitoli, la nozione di <em>prediscorso. <\/em>Sul piano epistemologico, la confronta con alcuni concetti affini che hanno dato luogo a diverse teorizzazioni posteriori (in particolare, il <em>precostruito <\/em>di P\u00eacheux, l\u2019<em>interdiscorso <\/em>di Bachtin); sul piano teorico, cos\u00ec come su quello applicativo, la nozione di prediscorso \u00e8 articolata con quella di <em>doxa<\/em>, di <em>senso comune<\/em> e di <em>stereotipo<\/em> o <em>luogo comune<\/em>, concepiti tuttavia in senso positivo, privi delle connotazioni negative normalmente legate a questi concetti. &nbsp;E\u2019 in quest\u2019ambito che Paveau, pioniera degli studi di \u201clinguistica popolare\u201d (<em>folk linguistics<\/em>) in Francia, offre numerosi spunti che potrebbero trovare un\u2019eco feconda in Italia, dove esistono molti fenomeni che Paveau riassume sotto la denominazione generale di \u201cmemoria della lingua\u201d: dal gusto per gli \u201cetimologismi\u201d alle espressioni di purismo che si manifestano nei \u201clessicologismi\u201d, segnali del rinvio sistematico ad un\u2019autorit\u00e0 sul linguaggio sempre esterna al parlante e del rifiuto dei saperi ordinari sulle parole, che meriterebbero invece di essere integrati nell\u2019educazione linguistica. Un altro grande ambito d\u2019interesse in questo senso \u00e8 costituito dai nomi propri, in particolare i toponimi, indicatori di luogo ma anche portatori di memoria pre-discorsiva e non di rado divisiva: cos\u00ec come Paveau fa riferimento, oltre a \u201cAuschwitz\u201d e al \u201cRwanda\u201d, a nomi memoriali francesi quali, ad esempio, \u201cla Marne\u201d, \u201cVerdun\u201d, etc., in Italia sarebbe interessante osservare gli usi discorsivi di nomi come <em>Caporetto<\/em>, <em>Marzabotto<\/em>, <em>Basovizza <\/em>o anche di denominazioni relative a eventi pi\u00f9 recenti come, ad esempio, <em>piazza Fontana<\/em>. Infine, un\u2019area teorico-applicativa della nozione di prediscorso \u00e8 rappresentata dalla comunicazione digitale: quello che Paveau chiama <em>tecnodiscorso, <\/em>infatti, fa perno in modo singolare sui prediscorsi, in quanto la comunicazione sulle reti sociali si basa su diversi aspetti di condivisione (dei saperi, delle credenze prediscorsive delle comunit\u00e0 virtuali, dei generi e dei sistemi semiotici, ma anche dello strumento tecnologico stesso, con i suoi automatismi, le sue <em>affordances,<\/em> etc.). L\u2019introduzione di Modena e Vicari rende conto in modo esauriente di questi aspetti innovativi e fornisce, com\u2019\u00e8 abitudine della collana, la chiave delle scelte traduttive (riprese poi, come nelle pubblicazioni precedenti, in una lista finale). In particolare, una grande attenzione \u00e8 riservata, nella traduzione di un\u2019opera cos\u00ec pluridisciplinare, alla conservazione di termini gi\u00e0 in circolazione, in italiano, nell\u2019ambito delle scienze umane.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 ancora Paveau la co-autrice, con Laurence Rosier, della quarta pubblicazione della collana (Paveau M.- A., Rosier L.,&nbsp;<em>La lingua francese al centro di passioni e polemiche, <\/em>Tab edizioni, 2023), con traduzione, introduzione e note di Licia&nbsp;Reggiani e prefazione di Micaela Rossi. Il volume si collega al precedente per il riferimento alla nozione di <em>prediscorso<\/em>, ma approfondisce il panorama delle \u201canteriorit\u00e0\u201d discorsive (argomenti, luoghi comuni, pregiudizi, ecc.) relative all\u2019uso della lingua. Esso esamina quindi, in prospettiva diacronica e sincronica, la nozione di <em>purismo<\/em> e quelle, correlate, di <em>norma<\/em>, di <em>variazione<\/em> e di <em>immaginario linguistico<\/em>. E\u2019infatti in relazione ad un immaginario (simbolico, storico, antropologico) che la lingua francese, vero patrimonio di stato, suscita polemiche appassionate, per difenderne la purezza, per proteggere il lessico dalle contaminazioni (in particolare dagli anglicismi, ma anche da innovazioni divisive, quali la declinazione al femminile dei nomi di mestieri e professioni) e per garantire un\u2019ideale continuit\u00e0 con il passato (atteggiamento che ha, per esempio, impedito una reale riforma dell\u2019ortografia, bench\u00e9 la storia della lingua francese sia punteggiata da proposte di quel tipo). I dibattiti accesi su queste questioni non sono appannaggio dei linguisti. Anzi, gli interventi dei linguisti sono decisamente minoritari rispetto all\u2019insieme dei locutori ordinari che rivestono il ruolo di tutori della lingua (numerosi sono, in Francia, i blog dedicati ai dubbi e alle segnalazioni sugli usi corretti, scorretti o devianti del lessico, della grammatica, ecc.). Il libro mostra quindi come sia ideologico anche il nostro approccio ai vari modi di parlare o di scrivere e lo fa in maniera vivace, moltiplicando esempi, aneddoti, citazioni. Per questi motivi, come lo precisa Micaela Rossi nella sua prefazione, la traduzione di questo lavoro ha rappresentato una vera sfida per Licia Reggiani, che \u00e8 riuscita nell\u2019intento di adattare al contesto italiano la ricca esemplificazione e ha saputo restituire, nella nostra lingua, il senso del dibattito su aspetti puntuali e critici di un\u2019altra lingua. Se il caso della Francia e della sua concezione linguistica \u00e8 particolare, il discorso metalinguistico e prescrittivo che lo studio osserva pu\u00f2, in questo caso come nei precedenti, rivestire interesse anche per l\u2019Italia, paese dove non esiste uno studio analogo. Sebbene in un quadro storico e sociale diverso, e senza la sacralizzazione riservata al francese, anche in Italia esiste da sempre una \u201cquestione linguistica\u201d, alimentata dalle tensioni tra lingua nazionale, lingua della tradizione letteraria, lingua standard, dialetti e varianti diatopiche e diastratiche. La metodologia di analisi usata da Paveau, improntata alla \u201clinguistica popolare\u201d (<em>folk linguistics<\/em>), alla sociolinguistica e all\u2019analisi del discorso potrebbe rivelarsi fruttuosa per inquadrare il rapporto che gli italiani intrattengono con la loro lingua e l\u2019immaginario che di essa coltivano. Come sempre, l\u2019introduzione della traduttrice offre l\u2019interesse di un breve saggio di traduttologia, che prende in considerazione sia le difficolt\u00e0 traduttive di qualunque studio scientifico sia quelle peculiari di questo studio e della sua ricchissima e varia esemplificazione (dal testo letterario a varie opere erudite, antiche e moderne, fino a articoli di giornale, blog polemici o frammenti di trasmissioni televisive, come quella famosa di Bernard Pivot, <em>Apostrophes<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima pubblicazione di cui rendiamo brevemente conto in questa sede si riferisce al volume di Alice Krieg-Planque, <em>La nozione di \u201cformula\u201d in analisi del <\/em>discorso, Tab edizioni, 2023, con traduzione e introduzione di Patrizia&nbsp;Guasco e prefazione di Rachele Raus. Facendo seguito ad uno studio dedicato alla circolazione dell\u2019espressione <em>pulizia etnica<\/em>\/<em>purification ethnique<\/em> (CNRS \u00e9ditions, 2003) nella stampa francese all\u2019epoca della guerra dei Balcani, Krieg-Planque affina in questo volume la nozione di <em>formula<\/em>, intesa come una locuzione che, a seguito del suo uso ripetuto nel discorso pubblico, in un dato momento storico, \u201ccristallizza\u201d questioni di ampio rilievo sociale e politico. Dotata di una certa stabilit\u00e0 morfosintattica e lessicale, \u00e8 caratteristico della formula di trasformarsi in un vero e proprio \u201creferente sociale\u201d e di proporsi facilmente nel discorso polemico, spesso provocando polarizzazioni (<em>pro<\/em> o <em>contro<\/em> il referente sociale della formula stessa). L\u2019interesse di questo studio \u00e8 dato sia dalla sua dimensione multidisciplinare (oltre all\u2019analisi del discorso e alla linguistica, esso implica nozioni di storia, filosofia, sociologia e scienze della comunicazione), sia dalla sua dimensione potenzialmente internazionale. Tutte le lingue e le culture, in varie epoche, sono infatti interessate a fenomeni di formularit\u00e0, a partire dalle espressioni \u201c<em>totale Staat\u201d\/<\/em> \u201cStato totalitario\u201d e \u201c<em>\u00dcberfremdung\u201d \/\u201d<\/em>sovrappopolazione straniera\u201d, prese in considerazione da Krieg-Planque e gi\u00e0 studiate da Pierre Faye negli anni Settanta e Ottanta, fino a formule attuali, capaci di una circolazione sovranazionale, come \u201c<em>sustanaible development\u201d\/\u201dd\u00e9veloppement durable\u201d\/\u201dsviluppo sostenibile\u201d<\/em>; \u201cfood <em>sovereignty<\/em>\u201d\/\u201d<em>souverainet\u00e9 alimentaire<\/em>\u201d\/\u201d<em>sovranit\u00e0 alimentare<\/em>\u201d, oppure limitate ad una circolazione nazionale, come, per esempio \u201c<em>fracture sociale<\/em>\u201d per la Francia dell\u2019epoca di Ch\u00e8venement, \u201c<em>strategia della tensione<\/em>\u201d nell\u2019Italia degli anni del terrorismo o ancora \u201c<em>utero in affitto<\/em>\u201d, nel dibattito attuale sull\u2019etica collettiva. Le caratteristiche di multidisciplinarit\u00e0 e di internazionalit\u00e0\/interculturalit\u00e0 spiegano, come osserva Rauss nell\u2019introduzione, il grande successo della nozione di formula, che ha dato luogo a studi specifici in parecchi paesi, anche tra loro diversissimi, come Israele o il Brasile. Com\u2019\u00e8 consuetudine della raccolta, l\u2019introduzione di Patrizia Guasco d\u00e0 conto delle scelte e delle strategie traduttive adoperate e fornisce una lista dei nuovi termini tecnici e dei rispettivi traducenti. La relativa esiguit\u00e0 di questa lista, se confrontata con quella dei volumi precedenti, \u00e8 indicativa di due aspetti positivi della collana: in primo luogo, il fatto che siano puntualmente riprese nozioni che gi\u00e0 circolano in lingua italiana nell\u2019ambito delle scienze umane (particolarmente numerose, in questo volume, quelle attinenti la filosofia, la sociologia, la massmediologia) e in secondo luogo al fatto che, proprio grazie alle traduzioni precedenti, il repertorio terminologico disponibile per una pratica dell\u2019ADF nel nostro paese comincia ormai a farsi pi\u00f9 cospicuo.<\/p>\n\n\n\n<p>Bench\u00e9 assai breve e quindi, necessariamente, semplificatoria, ci auguriamo che questa sintesi possa contribuire alla diffusione in Italia di una collana che merita senz\u2019altro di essere conosciuta.<\/p>\n\n\n\n<p>[Paola Paissa]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Concepita nell\u2019ambito dei lavori del gruppo italiano di Analisi del Discorso del Do.Ri.F (AD-DORIF https:\/\/www.dorif.it\/analyse-du-discours ) e diretta con autentica perizia da Rachele Raus (Universit\u00e0 di Bologna), \u00e8 giunta ormai alla sua settima uscita la collana Traduco, nata per diffondere, tra gli studiosi italiani, l\u2019analisi del discorso di scuola e di tradizione francese (d\u2019ora in\u2026 <span class=\"read-more\"><a href=\"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/2025\/02\/23\/collana-traduco-tab-edizioni-roma-2021-2024\/\">Leggi tutto &raquo;<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[48],"tags":[],"class_list":["post-1276","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-n54"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1276"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1276"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1276\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1277,"href":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1276\/revisions\/1277"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1276"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1276"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1276"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}