{"id":1499,"date":"2026-02-05T19:14:09","date_gmt":"2026-02-05T18:14:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.farum.it\/lectures\/?p=1499"},"modified":"2026-02-17T10:04:30","modified_gmt":"2026-02-17T09:04:30","slug":"alain-rabatel-la-costruzione-testuale-del-punto-di-vista-trad-it-e-cura-di-lorella-martinelli","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.farum.it\/lectures\/2026\/02\/05\/alain-rabatel-la-costruzione-testuale-del-punto-di-vista-trad-it-e-cura-di-lorella-martinelli\/","title":{"rendered":"Alain RABATEL, La costruzione testuale del punto di vista. Trad. it. e cura di Lorella MARTINELLI"},"content":{"rendered":"\n<p>Alain Rabatel, <em>La costruzione testuale del punto di vista<\/em>, Trad. it. e cura di Lorella MARTINELLI. Roma, TAB, (Collezione &#8220;Traduco&#8221;, n\u00b0 8), 2025, p. 320.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>Costruzione testuale del punto di vista<\/em> di Alain Rabatel, edito per la prima volta nel 1998 da Delachaux et Niestl\u00e9 e poi ristampato nel 2023, viene ora tradotto in italiano da Lorella Martinelli, con una prefazione di Stefano Vicari, all\u2019interno della collana Traduco della casa editrice tab, dedicata alle opere dell\u2019analisi del discorso detta \u201cdi scuola francese\u201d. La ristampa nel 2023 per le edizioni Lambert-Lucas si inserisce all\u2019interno della trilogia <em>De la narratologie \u00e0 la linguistique<\/em> (\u201cDalla narratologia alla linguistica\u201d), preceduta da <em>Une histoire du point de vue<\/em> (\u201cUna storia del punto di vista\u201d) e seguita da <em>Argumenter en racontant<\/em> (\u201cArgomentare raccontando\u201d), ancora non tradotti in italiano. La collocazione e soprattutto il percorso cronologico dell\u2019opera e del pensiero di A. Rabatel sono sviluppati ampiamente nella ricca introduzione dall\u2019autore, che mette in luce la storicit\u00e0 dell\u2019opera: da cui la scelta di non mettersi al lavoro su una riedizione, ma di ristampare l\u2019opera originaria, con le sue ingenuit\u00e0 e i suoi limiti, per rendere conto dello sviluppo del proprio pensiero, come le ultime tracce di uno sguardo ancora rivolto alla narratologia di G\u00e9rard Genette (con cui la <em>Costruzione<\/em> entra in polemica), come l\u2019uso del termine \u201cfocalizzatore\u201d, poi abbandonato in favore di \u201cenunciatore primo\u201d ed \u201cenunciatore secondo\u201d, con una adesione dichiarata alla proposta di Oswald Ducrot. Negli anni, la nozione di \u201cpunto di vista\u201d (solitamente abbreviato in PDV) fuoriuscir\u00e0 dall\u2019ambito dell\u2019interesse narratologico e verr\u00e0 applicata ad altri tipi e generi di discorso, passando dai testi letterari a quelli filosofici, giornalistici, per poi passare alle nuove pratiche discorsive anche multimediali, come i meme. Il rapporto con la narratologia di Genette \u00e8, del resto, lo sfondo dell\u2019opera: la sfida lanciata alla nozione di focalizzazione attraverso l\u2019introduzione del PDV si dipana lungo tutto il testo, dedicato alla problematica della percezione rappresentata e i pensieri associati a tale percezione, che rimandano a un soggetto di coscienza, personaggio o narratore, in narrazioni eterodiegetiche (le narrazioni omodiegetiche saranno analizzate dall\u2019autore in <em>Homo narrans<\/em>, 2008 [2020]). Il PDV diventa allora il ferro di lancia della polemica dell\u2019autore nei confronti dell\u2019approccio genettiano e della sua suddivisione in tre tipi di focalizzazione: una focalizzazione interna, associata ai pensieri e alle percezioni del personaggio (o del narratore omodiegetico); una focalizzazione esterna, che caratterizza enunciati o oggetti del discorso presentati come oggettivi, che non sarebbero quindi collegabili a una qualche origine enunciativa; e una focalizzazione zero, che si manifesta nell\u2019assenza di focalizzazione, &nbsp;nell\u2019oggettivazione assoluta che dovrebbe caratterizzare il narratore onnisciente, o in una molteplicit\u00e0 di focalizzazioni variabili (interna, esterna, zero), a riprova anch\u2019essa di un\u2019onniscienza del narratore a cui si nega ogni possibile soggettivit\u00e0, una questione approfondita nel terzo capitolo. Tuttavia, l\u2019idea dell\u2019assenza totale di un\u2019istanza enunciativa all\u2019origine degli enunciati non sembra accettabile. Anche laddove non siano chiaramente identificabili un enunciatore primo (il narratore) o secondo (il personaggio), ossia laddove questi siano \u201ccancellati\u201d (\u201ceffac\u00e9s\u201d), le percezioni e\/o pensieri rappresentati sono pur sempre riconducibili a un soggetto di coscienza; anche in \u201cfrasi senza parole\u201d, ossia in assenza di un discorso riportato, \u00e8 sempre possibile recuperare la soggettivit\u00e0 di un terzo che non parla, ma la cui presenza traspare dal testo. Questa ricostruzione del soggetto percipiente \u00e8 possibile grazie all\u2019osservazione delle marcature linguistiche che esprimono e sviluppano il PDV, e che fondano la proposta teorica di A. Rabatel. Pur mettendo in guardia dalle semplificazioni e dalle formalizzazioni eccessive che rischiano di sclerotizzare un fenomeno complesso e mutevole, l\u2019autore dedica i capitoli seguenti alla dimostrazione dei meccanismi linguistici che strutturano e permettono di identificare il PDV.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo capitolo, \u201cI parametri linguistici del punto di vista\u201d, introduce una prima definizione di PDV, che l\u2019autore affiner\u00e0 nel corso del libro con definizioni successive, che portano alla luce aspetti diversi di una nozione sfaccettata. In questa prima fase, il PDV viene definito come \u201c[l\u2019]espressione di una percezione il cui processo, insieme alle qualificazioni e alle modulazioni, co-riferisce al soggetto percipiente e in un certo modo, esprime la soggettivit\u00e0 di tale percezione\u201d (p. 61). Immediatamente dopo, l\u2019autore aggiunge due precisazioni: innanzitutto, malgrado l\u2019affinit\u00e0 e i rimandi tra i fenomeni, il PDV non coincide con, n\u00e9 dipende dal discorso riportato. Il PDV non emerge dalle parole pronunciate dal personaggio \u2013 si tratterebbe in tal caso di una semplice manifestazione del discorso diretto, indiretto o indiretto libero; la sua specificit\u00e0 \u00e8 quella di manifestarsi in alcuni enunciati narrativi, senza bisogno di un supporto nelle parole del personaggio. Inoltre, la soggettivit\u00e0 a cui si fa riferimento \u00e8 sia inevitabile (perch\u00e9 un soggetto percipiente \u00e8 necessariamente all\u2019origine delle percezioni), sia graduale (l\u2019espressione linguistica pu\u00f2 esprimere un grado minore o maggiore di soggettivit\u00e0). Ma di che soggettivit\u00e0 stiamo parlando? Chi \u00e8 questo terzo senza parola che lascia una traccia di s\u00e9 nel testo?<\/p>\n\n\n\n<p>A. Rabatel introduce qui una \u201cdisgiunzione tra enunciatore-focalizzatore e locutore-narratore negli enunciati alla terza persona\u201d che \u201ccostruisce un <em>soggetto di coscienza<\/em>\u201d (p. 65, corsivo dell\u2019autore). Pur citando Ann Banfield e la sua nozione di \u201csoggetto di coscienza\u201d (<em>Phrases sans parole. Th\u00e9orie du r\u00e9cit et style indirect libre<\/em>, 1995, trad. fr. di <em>Narration and Representation in the Language of Fiction<\/em>, 1982), nelle opere successive (come nell\u2019introduzione gi\u00e0 citata) apparir\u00e0 pi\u00f9 chiaramente il riferimento primario a O. Ducrot e la sua distinzione tra enunciatore e locutore (<em>Le dire et le dit<\/em>, 1984), ossia tra l\u2019origine proiettiva e incarnata o modalizzata degli enunciati e l\u2019istanza associata a una voce e a un corpo, con la sua fisicit\u00e0, che produce e pronuncia gli enunciati. L\u2019attenzione dell\u2019autore passa quindi ai fenomeni linguistici che possono essere associati all\u2019espressione di un PDV, fenomeni che \u201ctrasformano una semplice percezione in una percezione rappresentata\u201d; o, per dirla altrimenti, che trasformano \u201cci\u00f2 che era soltanto un abbozzo descrittivo assunto dal narratore in un vero e proprio PDV\u201d (p. 75) a carico del personaggio. In altri termini, si passa dalla predicazione della percezione, che \u00e8 cosa del narratore, alla rappresentazione della percezione, che emana da un\u2019istanza enunciativa che pu\u00f2 differire dal narratore e che il lettore ricostruisce per inferenza. Attraverso la percezione rappresentata che co-riferisce a una soggettivit\u00e0 in terza persona, \u201cil PDV allontana gli enunciati dalla <em>sfera del narratore<\/em> per costruire testualmente e unitamente alle modalit\u00e0 del discorso citato la <em>sfera del personaggio<\/em>\u201d (ivi, corsivo dell\u2019autore).<\/p>\n\n\n\n<p>Se nel primo piano \u2013 \u201cl\u2019unico ambito oggettivo\u201d (p. 112) in cui la sequenza della narrazione degli eventi si presenta come analoga a quella dei fatti stessi \u2013 il PDV pu\u00f2 solo manifestarsi, nei secondi piani che si sganciano dalla narrazione in primo piano pu\u00f2 svilupparsi pienamente e lasciare le sue tracce. Come dimostrano i numerosi esempi di testi narrativi, che A. Rabatel manipola per smontare e ricostruire i meccanismi che strutturano il PDV, \u00e8 l\u2019interazione tra diversi fenomeni che permette la costruzione di un PDV. Nello specifico, si tratta di \u201c(1) un processo di aspettualizzazione in cui il focalizzatore dettaglia vari aspetti della propria percezione iniziale o ne commenta alcune caratteristiche; (2) un\u2019opposizione tra i primi e i secondi piani del testo, che consente una sorta di distacco enunciativo da parte del focalizzatore, con i secondi piano che delineano il contesto del PDV; (3) la presenza di forma di visione secante, in particolare l\u2019[imperfetto] [\u2026]; (4) una relazione semantica di tipo anaforico associativo [\u2026] tra le percezioni rappresentate nei secondi piani e la percezione predicata nei primi piani\u201d (p. 115). Tali fenomeni linguistici emergono dall\u2019analisi della referenziazione dell\u2019oggetto visto o percepito, su cui si fonda l\u2019identificazione dell\u2019enunciatore che \u00e8 responsabile di tali scelte di referenziazione (p. 122). L\u2019analisi delle strategie di referenziazione consente quindi l\u2019attribuzione di un PDV a un\u2019istanza enunciativa \u2013 personaggio, o narratore.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel secondo capitolo, l\u2019autore passa in rassegna i \u201ccommutatori del punto di vista del personaggio\u201d, da cui il titolo del capitolo. Aggiungo una nota traduttiva di L. Martinelli, traduttrice e curatrice del volume: \u201ccommutatore\u201d traduce qui il francese \u201cembrayeur\u201d, coerentemente con gli utilizzi precedenti del termine in ambito italiano. Si tratta di un insieme di \u201csegnali che agiscono in rete\u201d (p. 123) per indicare l\u2019apertura del PDV del personaggio: (1) la presenza di un nome proprio, e il luogo in cui questo appare; (2) la presenza di un verbo di percezione e\/o di processo mentale; (3) elementi lessicali come iponimi, iperonimi ed espressioni soggettive; e (4) aspetti sintattici come i presentativi e le costruzioni scisse. L\u2019analisi di numerosi brani narrativi mostra l\u2019apporto specifico di ciascun segnale, ma l\u2019autore si sofferma in particolare sulla questione delle \u201cespressioni soggettive\u201d, che gli permette di affrontare la concezione della soggettivit\u00e0 nelle analisi tradizionali. Erroneamente, dice l\u2019autore, la soggettivit\u00e0 viene riconosciuta soltanto nella focalizzazione interna, come un qualcosa che appartiene al personaggio; altrettanto erroneamente si crede che la focalizzazione esterna, cos\u00ec come la focalizzazione zero e in generale l\u2019enunciazione storica nel senso di \u00c9. Benveniste, siano scevre da qualsiasi soggettivit\u00e0. La distinzione soggettivit\u00e0-oggettivit\u00e0 \u00e8 una falsa polarizzazione: &nbsp;non si pu\u00f2 prescindere dalla soggettivit\u00e0, ma \u00e8 necessario pensarla in termini scalari, con espressioni che siano pi\u00f9 o meno soggettivanti grazie all\u2019utilizzo di valutatori, modulatori e connettori che costruiscono l\u2019immagine della soggettivit\u00e0 di un locutore e\/o enunciatore (p. 154). E, tuttavia, tali indizi non sono sufficienti per individuare un PDV con chiarezza: sono quindi \u201cindicatori di secondo livello\u201d del PDV (p. 160) che contribuiscono all\u2019attribuzione del PDV accanto agli indicatori principali, indicati nel capitolo precedente. In ogni caso, l\u2019autore bada bene a che la nozione di PDV non sia banalizzata o eccessivamente semplificata: l\u2019identificazione e l\u2019attribuzione di un PDV, difatti, non possono basarsi su una singola espressione soggettiva, ma \u201csu un insieme di espressioni soggettive convergenti, che siano supportate dalla costruzione testuale del personaggio e che possano essere riferite a un soggetto percipiente e a un processo di percezione chiaramente identificabili nel contesto\u201d (p. 167).<\/p>\n\n\n\n<p>Il quarto capitolo \u00e8 speculare al precedente: l\u2019autore vi tratta i \u201ccommutatori del punto di vista del narratore\u201d, ribadendo la legittimit\u00e0 di un PDV del narratore. Di nuovo in polemica con la concezione genettiana, A. Rabatel riflette: laddove non vi sia un personaggio focalizzatore, si pu\u00f2 realmente supporre l\u2019assenza di un PDV? E ancora: perch\u00e9 immaginare una focalizzazione esterna o una focalizzazione zero (la cui distinzione non \u00e8 in ogni caso supportata da criteri linguistici; p. 166), creando un\u2019eccezione indebita a fronte degli stessi fenomeni linguistici?<\/p>\n\n\n\n<p>Partendo da tali domande, il capitolo dimostra l\u2019esistenza di un PDV del narratore attraverso un\u2019analisi delle marcature che lo esprimono nel testo: in primo luogo, la marcatura esplicita indiretta, con verbi di percezione accompagnati da un soggetto indefinito o costruzioni impersonali, o ancora con percezioni non attribuite e non attribuibili al personaggio, di cui si dice che \u201cnon percepisce\u201d qualcosa (il personaggio non vede, non sente, non \u00e8 consapevole di qualcosa che viene invece rappresentato nel testo); quindi, con una marcatura implicita, attraverso la produzione di inferenze, anche minime; descrizioni vivide di oggetti; o nelle narrazioni che mettono in scena un\u2019istanza di osservazione che si trova in pi\u00f9 luoghi, nello stesso momento o che invece descrive una stessa situazione in momenti diversi, precedenti o successivi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autore introduce in questo capitolo un aspetto ulteriore: la componente assiologica pu\u00f2 esprimere attraverso denominazioni, rinominazioni, rimandi intertestuali una soggettivit\u00e0, anche marcata, del narratore. Nel ribadire la pertinenza della nozione di PDV anche per il narratore, A. Rabatel sottolinea l\u2019errore di Genette, che consiste nel \u201ctrattare allo stesso modo fenomeni che riguardano la voce narrante e quelli che appartengono al mondo narrativo\u201d (p. 221), ossia interpretare l\u2019esistenza di scelte narrative (come la presenza di un narratore eterodiegetico onnisciente) e patti di lettura come prove dell\u2019assenza di una soggettivit\u00e0 dietro la narrazione. Al contrario, \u201c[l]a soggettivit\u00e0, che emerge nei secondi piani dedicati alle percezioni, ai pensieri e ai giudizi in contesti di \u2018frasi senza parole\u2019, \u00e8 talvolta cos\u00ec incisiva da giocare un ruolo fondamentale nella formulazione di interpretazioni legittime\u201d \u2013 le interpretazioni, cio\u00e8, che sono giustificate dal testo stesso (p. 220).<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver individuato i meccanismi di costruzione del PDV del personaggio e del narratore, il capitolo conclusivo, \u201cIl gioco dei punti di vista\u201d, affronta il problema della corretta attribuzione del PDV e, di conseguenza, dell\u2019interazione tra PDV del narratore e PDV del personaggio. Il PDV, infatti, non \u00e8 sempre omogeneo; complesso, talvolta opaco o ambiguo, non \u00e8 sempre facilmente distinguibile. Facendo leva sulle due nozioni di \u201cprofondit\u00e0 di prospettiva\u201d e di \u201campiezza della conoscenza\u201d, A. Rabatel analizza il confronto tra la tradizionale \u201conniscienza\u201d del narratore e il suo opposto, la presunta \u201crestrizione\u201d del personaggio (p. 228), mettendo in luce i casi che sparigliano tali presupposti: alternanze di profondit\u00e0 della prospettiva, variazioni nelle conoscenze, e la relazione complessa tra narratore e personaggio laddove il personaggio sia anche un narratore secondario. I parametri dell\u2019ampiezza della conoscenza e della profondit\u00e0 di prospettiva vengono considerati come criteri scalari, tanto nella teoria che nella pratica (p. 258); ma l\u2019interazione tra i due PDV non riguarda soltanto ampiezza e profondit\u00e0, quanto anche aspetti valutativi ed empatici. Prendendo in prestito i concetti di \u201cconsonanza\u201d e di \u201cdissonanza\u201d da Dorrit Cohn (recentemente tradotto in italiano: <em>Menti trasparenti. Rappresentazioni narrative della vita interiore<\/em>, 2025), studia la relazione tra le due voci che entrano in relazione polifonica, quella del personaggio e quella del narratore. Le due voci non sono sempre affini e, anzi, sono talvolta in contrasto: la relazione viene quindi definita in termini di congruenza\/affinit\u00e0 (indicata come consonanza 2, per distinguerla dalla nozione di Cohn) o distanza\/ostilit\u00e0 (dissonanza 2). Tali scarti o fusioni tra enunciati che sono l\u2019espressione di diversi PDV vengono analizzati in base ai possibili effetti sull\u2019interpretazione del lettore, sottolineando la natura dinamica e complessa delle dinamiche dei punti di vista, che non possono essere colte da un approccio univoco e monolitico.<\/p>\n\n\n\n<p>Si conclude cos\u00ec il volume, con un nuovo ventaglio di nozioni teoriche, presentate all\u2019interno di un percorso di lettura che potrebbe essere ben definito pedagogico: la chiarezza del testo, la puntualit\u00e0 dell\u2019argomentazione che ribatte alle possibili obiezioni caso per caso, la costruzione progressiva della nozione di punto di vista, l\u2019utilizzo eloquente degli esempi ne fanno un libro accessibile, pur nella sua ricchezza, anche a lettori in fase di formazione. Un\u2019ultima parola va a questo punto per l\u2019attenta traduzione di L. Martinelli, le cui scelte traduttive, illustrate nella presentazione, contribuiscono all\u2019obiettivo della collana: trasportare e adattare i volumi fondamentali dell\u2019analisi del discorso di origine francese e francofona per un ambito linguistico e disciplinare italiano, e farlo, come dichiara U. Eco nell\u2019epigrafe alla collana, con \u201cappassionata complicit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>[Nora GATTIGLIA]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alain Rabatel, La costruzione testuale del punto di vista, Trad. it. e cura di Lorella MARTINELLI. Roma, TAB, (Collezione &#8220;Traduco&#8221;, n\u00b0 8), 2025, p. 320. 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