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Attrition

Il processo migratorio, individuale o collettivo in migrazioni congiunte o consecutive di individui di una medesima comunità, comporta numerosi cambiamenti nell’identità linguistica e culturale di un individuo. La separazione dalla comunità di origine è da concepirsi come una frattura, che lascia spazio ad una nuova identità di chi, come migrato di prima generazione, assume nuovi tratti culturali della comunità ospitante e con essi nuove forme di comunicazione linguistica. Il processo è graduale e la lingua materna può perdersi gradualmente o restare ferma nell’uso, per essere trasmessa alle generazioni successive. Queste ultime vivono una condizione di doppia appartenenza culturale, che si traduce anche in una competenza bilingue soltanto se la collettività, che condivide con loro una doppia identità, sarà consapevole della rilevanza che la lingua e la cultura di origine possono assumere per le generazioni successive.

Nel contesto del mantenimento della lingua d’origine, si collocano le ricerche sulla sostituzione di lingua e sull’erosione linguistica (language attrition), fenomeni di portata più ampia, che riguardano tutti i casi nei quali una lingua sembra erodersi nell’uso e/o nella forma.

In riferimento alle comunità italofone migrate, la lingua d’origine generalmente si trova in situazione di minoranza, ulteriormente svantaggiata dal contesto di diaspora, lontana dalla madrepatria e territorialmente discontinua (i gruppi di migrati si disperdono sul territorio senza costituire, di solito, un’area compatta e omogenea). È stato osservato come, per alcune realtà di migrazione italiana, la lingua materna venga gradualmente sostituita dalla lingua della comunità di accoglienza; l’italiano finisce così per essere utilizzato in un numero sempre più limitato di contesti, di ristretto ambito familiare e negli scambi con i familiari più anziani, i quali non hanno mai completato il processo di acquisizione della lingua della comunità di accoglienza.